Árpád Weisz (Solt, 16 aprile 1896 - Auschwitz, 31 gennaio 1944) è una leggenda dello sport: l’ungherese che negli anni Trenta rivoluzionò il calcio italiano, l’allenatore più giovane a vincere uno scudetto (record che resiste ancora), tre successi con Inter (’30) e Bologna (’36, ’37), rendendo i rossoblù la squadra “che il mondo tremare fa”. La gloria, però, è solo metà campo. L’altra è la fuga, l’abbandono e l’incontro con la storia più buia. Dagli stadi pieni al silenzio di Auschwitz, dove moriranno anche sua moglie Ilona e i suoi figli. Questo è il racconto di una gloria dimenticata e della sua fiera battaglia contro l’oblio.
Árpád Weisz (Solt, 16 aprile 1896 - Auschwitz, 31 gennaio 1944) è una leggenda dello sport: l’ungherese che negli anni Trenta rivoluzionò il calcio italiano, l’allenatore più giovane a vincere uno scudetto (record che resiste ancora), tre successi con Inter (’30) e Bologna (’36, ’37), rendendo i rossoblù la squadra “che il mondo tremare fa”. La gloria, però, è solo metà campo. L’altra è la fuga, l’abbandono e l’incontro con la storia più buia. Dagli stadi pieni al silenzio di Auschwitz, dove moriranno anche sua moglie Ilona e i suoi figli. Questo è il racconto di una gloria dimenticata e della sua fiera battaglia contro l’oblio.
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Árpád Weisz (Solt, 16 aprile 1896 - Auschwitz, 31 gennaio 1944) è una leggenda dello sport: l’ungherese che negli anni Trenta rivoluzionò il calcio italiano, l’allenatore più giovane a vincere uno scudetto (record che resiste ancora), tre successi con Inter (’30) e Bologna (’36, ’37), rendendo i rossoblù la squadra “che il mondo tremare fa”. La gloria, però, è solo metà campo. L’altra è la fuga, l’abbandono e l’incontro con la storia più buia. Dagli stadi pieni al silenzio di Auschwitz, dove moriranno anche sua moglie Ilona e i suoi figli. Questo è il racconto di una gloria dimenticata e della sua fiera battaglia contro l’oblio.
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Anche ad Auschwitz ci sono le stelle
Árpád Weisz (Solt, 16 aprile 1896 - Auschwitz, 31 gennaio 1944) è una leggenda dello sport: l’ungherese che negli anni Trenta rivoluzionò il calcio italiano, l’allenatore più giovane a vincere uno scudetto (record che resiste ancora), tre successi con Inter (’30) e Bologna (’36, ’37), rendendo i rossoblù la squadra “che il mondo tremare fa”. La gloria, però, è solo metà campo. L’altra è la fuga, l’abbandono e l’incontro con la storia più buia. Dagli stadi pieni al silenzio di Auschwitz, dove moriranno anche sua moglie Ilona e i suoi figli. Questo è il racconto di una gloria dimenticata e della sua fiera battaglia contro l’oblio.