Il legame tra calcio e guerra, fenomeni umani di grande complessità, non è così labile come può sembrare. Hanno mantenuto un rapporto particolarmente stretto sin dalla Prima guerra mondiale. Le storie di calciatori tra guerra e pace abbondano, ma nessuna è come quella di Maurice Vandendriessche, il calciatore che visse tre vite, o come quelle di Antoni Kamendo-Borowski e di Romualdas Marcinkus, il regista di centrocampo che amava volare e che scappò da un campo di concentramento. Il calcio offre prospettive di ricerca inedite: i cambiamenti sociali del periodo interbellico, a partire dall’evoluzione del calcio femminile, o fenomeni complessi come imperialismo e decolonizzazione seguendo la storia dei club etiopi durante il periodo coloniale italiano.
Il legame tra calcio e guerra, fenomeni umani di grande complessità, non è così labile come può sembrare. Hanno mantenuto un rapporto particolarmente stretto sin dalla Prima guerra mondiale. Le storie di calciatori tra guerra e pace abbondano, ma nessuna è come quella di Maurice Vandendriessche, il calciatore che visse tre vite, o come quelle di Antoni Kamendo-Borowski e di Romualdas Marcinkus, il regista di centrocampo che amava volare e che scappò da un campo di concentramento. Il calcio offre prospettive di ricerca inedite: i cambiamenti sociali del periodo interbellico, a partire dall’evoluzione del calcio femminile, o fenomeni complessi come imperialismo e decolonizzazione seguendo la storia dei club etiopi durante il periodo coloniale italiano.
Non manca la dimensione più intima e umana: le storie individuali s’intrecciano, come nel caso di Asbjørn Halvorsen e Otto Fritz Harder, e s’inseriscono in un quadro più grande e collettivo.
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Il legame tra calcio e guerra, fenomeni umani di grande complessità, non è così labile come può sembrare. Hanno mantenuto un rapporto particolarmente stretto sin dalla Prima guerra mondiale. Le storie di calciatori tra guerra e pace abbondano, ma nessuna è come quella di Maurice Vandendriessche, il calciatore che visse tre vite, o come quelle di Antoni Kamendo-Borowski e di Romualdas Marcinkus, il regista di centrocampo che amava volare e che scappò da un campo di concentramento. Il calcio offre prospettive di ricerca inedite: i cambiamenti sociali del periodo interbellico, a partire dall’evoluzione del calcio femminile, o fenomeni complessi come imperialismo e decolonizzazione seguendo la storia dei club etiopi durante il periodo coloniale italiano.
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Il legame tra calcio e guerra, fenomeni umani di grande complessità, non è così labile come può sembrare. Hanno mantenuto un rapporto particolarmente stretto sin dalla Prima guerra mondiale. Le storie di calciatori tra guerra e pace abbondano, ma nessuna è come quella di Maurice Vandendriessche, il calciatore che visse tre vite, o come quelle di Antoni Kamendo-Borowski e di Romualdas Marcinkus, il regista di centrocampo che amava volare e che scappò da un campo di concentramento. Il calcio offre prospettive di ricerca inedite: i cambiamenti sociali del periodo interbellico, a partire dall’evoluzione del calcio femminile, o fenomeni complessi come imperialismo e decolonizzazione seguendo la storia dei club etiopi durante il periodo coloniale italiano.