Undici metri. Pochi, forse troppi. Di qui un portiere improvvisatosi eroe di una squadra brutta, sporca e cattiva, ma anche romanticamente aggrappata a un lìder in inarrestabile declino e giunta in finale per caso, come ultima chance data a un calcio morente. Di là il tiratore ambidestro di una nazion(al)e già estinta, frutto perfetto del calcio futuro, tutto muscoli, poca poesia e cingoli creati per passar sopra alle ceneri del passato. In coda a un Mondiale che ha promesso molto e mantenuto molto meno, deciso dai dischetti e tradito dai fenomeni, ecco il rigore più importante, decretato da un arbitro messicano e un poco uruguayano chiamato a decidere destini ben più grandi di quelli dei protagonisti in campo.
Undici metri. Pochi, forse troppi. Di qui un portiere improvvisatosi eroe di una squadra brutta, sporca e cattiva, ma anche romanticamente aggrappata a un lìder in inarrestabile declino e giunta in finale per caso, come ultima chance data a un calcio morente. Di là il tiratore ambidestro di una nazion(al)e già estinta, frutto perfetto del calcio futuro, tutto muscoli, poca poesia e cingoli creati per passar sopra alle ceneri del passato. In coda a un Mondiale che ha promesso molto e mantenuto molto meno, deciso dai dischetti e tradito dai fenomeni, ecco il rigore più importante, decretato da un arbitro messicano e un poco uruguayano chiamato a decidere destini ben più grandi di quelli dei protagonisti in campo.
error
Non è stato possibile inviare il tuo giudizio sulla recensione
feedback
Segnala commento
Sei sicuro di voler segnalare questo commento?
check_circle
Segnalazione inviata
La tua segnalazione è stata inviata e sarà esaminata da un moderatore.
error
Non è stato possibile inviare la tua segnalazione
Scrivi la tua recensione
check_circle
Recensione inviata
Il tuo commento è stato acquisito e sarà disponibile dopo l'approvazione da parte di un moderatore.
error
Non è stato possibile inviare la tua recensione
Undici metri. Pochi, forse troppi. Di qui un portiere improvvisatosi eroe di una squadra brutta, sporca e cattiva, ma anche romanticamente aggrappata a un lìder in inarrestabile declino e giunta in finale per caso, come ultima chance data a un calcio morente. Di là il tiratore ambidestro di una nazion(al)e già estinta, frutto perfetto del calcio futuro, tutto muscoli, poca poesia e cingoli creati per passar sopra alle ceneri del passato. In coda a un Mondiale che ha promesso molto e mantenuto molto meno, deciso dai dischetti e tradito dai fenomeni, ecco il rigore più importante, decretato da un arbitro messicano e un poco uruguayano chiamato a decidere destini ben più grandi di quelli dei protagonisti in campo.
Lascia un commento
Il rigore di Brehme
Undici metri. Pochi, forse troppi. Di qui un portiere improvvisatosi eroe di una squadra brutta, sporca e cattiva, ma anche romanticamente aggrappata a un lìder in inarrestabile declino e giunta in finale per caso, come ultima chance data a un calcio morente. Di là il tiratore ambidestro di una nazion(al)e già estinta, frutto perfetto del calcio futuro, tutto muscoli, poca poesia e cingoli creati per passar sopra alle ceneri del passato. In coda a un Mondiale che ha promesso molto e mantenuto molto meno, deciso dai dischetti e tradito dai fenomeni, ecco il rigore più importante, decretato da un arbitro messicano e un poco uruguayano chiamato a decidere destini ben più grandi di quelli dei protagonisti in campo.